CHIUSURA PPI, IL CONSIGLIO COMUNALE DI MINTURNO CONTINUA A PRENDERE IN GIRO I CITTADINI

Ieri c’è stato un consiglio comunale per affrontare il problema della chiusura del PPI di Minturno e ci avrei scommesso che stamattina avrei dovuto leggere le solite corbellerie della maggioranza (e non solo!): il consiglio all’unanimità approva la mozione del consigliere Esposito con la quale il comune “fa voti al governo regionale affinché chieda al Ministro della Sanità non la moratoria, ma la revoca del decreto che impone la chiusura dei PPI […] L’applicazione del decreto è stata ingiustificatamente (???) sollecitata più volte alla Regione Lazio dallo stesso Ministero della Sanità”. Urge un intervento, purtroppo lungo, ma vi invito a leggerlo, perché doverosamente dettagliato (e vediamo chi, soprattutto tra i consiglieri di Minturno e i consiglieri regionali intervenuti ieri, può smentirne anche un solo punto). (fortuna che, almeno, chiedono alla Regione, e non al Ministero, di completare la struttura di Minturno per realizzare la Casa della Salute, nonché di procedere a nuove assunzioni, ndr)
PREMESSA
Cosa sono i PPI e i DEA
I Punti di Primo Intervento sono unità d’emergenza con funzione di trattamento delle urgenze minori e/o di prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, per procedere al successivo trasporto ad un Pronto Soccorso più appropriato. I PPI, quindi, possono accogliere codici bianchi e verdi e, solo in specifici casi, codici gialli e rossi. Il Dipartimento Emergenza ed Accettazione (DEA), invece, non è un semplice pronto soccorso attivo 24 ore su 24, ma un’organizzazione complessa che comprende varie unità incentrate sul paziente in situazioni critiche. I DEA si distinguono, poi, in DEA di I livello e DEA di II livello. I DEA di I livello eseguono interventi di rianimazione, anestesia, medicina e chirurgia generale, ortopedia, traumatologia, cardiologia con unità di terapia intensiva, laboratorio analisi, diagnostica per immagini, prestazioni trasfusionali, mentre per i DEA di II livello si aggiungono neurochirurgia, cardiochirurgia, terapia intensiva neonatale, chirurgia toracica, chirurgia vascolare, unità grandi ustioni, unità spinali. In caso di chiusura dei 7 PPI anche i codici bianchi e verdi provenienti dai relativi bacini d’utenza, e una minoranza di codici gialli e rossi, dovranno rive L’applicazione del decreto è stata ingiustificatamente sollecitata più volte alla Regione Lazio dallo stesso Ministero della Sanità rsarsi su Latina, sul DEA di I livello dell’Ospedale dono Svizzero di Formia e sui pronti soccorso dell’Alfredo Fiorini di Terracina, del San Giovanni di Dio di Fondi e della Casa di Cura Città di Aprilia.
CRONOLOGIA DELL’ITER CHE HA PORTATO ALLA IMMINENTE CHIUSURA DEI PPI
Anno 2014 Con l’atto di intesa n.98 del 2014 tra Stato e Regioni (con la regione Lazio rappresentata da Zingaretti!) appariva già chiaro il ridimensionamento dei Punti di Primo Intervento (Atto Repertorio n. 98/Conferenza Stato Regioni del 5 agosto 2014 “Intesa sullo schema di decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, concernente il regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera): al par. 9.1.5 è disciplinato che “La mission dei Punti di Primo Intervento è la trasformazione in postazione medicalizzata del 118 entro un arco temporale predefinito, implementando la attività territoriale al fine di trasferire al sistema dell’assistenza primaria le patologie a bassa gravità e che non richiedono trattamento ospedaliero secondo protocolli di appropriatezza condivisi tra 118, DEA, HUB o Spoke di riferimento e Distretto, mantenendo rigorosamente separata la funzione di urgenza da quella dell’assistenza primaria”.
Anno 2015 I contenuti di questa intesa si ritrovano nel D.M. n.70 (“Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” (Decreto Ministeriale n. 70 del 2015 pubblicato in G.U. 4 giugno 2015, n.127 e adottato dall’allora Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di concerto con il Ministro dell’Economia Pietro Carlo Padoan): “La funzione dei Punti di Primo Intervento è la trasformazione in postazione medicalizzata del 118…Nei punti di primo intervento non è prevista l’osservazione breve del paziente”. L’allegato 1 al Decreto n. 70 costituisce il nucleo centrale dell’atto: “Esclusivamente a seguito della riconversione dell’attività di un ospedale per acuti in un ospedale per la post-acuzie oppure in una struttura territoriale, potrebbe rendersi necessario prevedere, per un periodo di tempo limitato, il mantenimento nella località interessata di un Punto di Primo Intervento, operativo nelle 12 ore diurne e presidiato dal sistema 118 nelle ore notturne”. Sempre il DM 70 dispone di seguito: “Qualora gli accessi superino le 6.000 unità anno la responsabilità clinica e organizzativa ricade sul DEA di riferimento, che potrà avvalersi di risorse specialistiche, con adeguata formazione, presenti nella struttura”. Non si dispone, quindi, l’automatica soppressione dei 13 Punti di Primo Intervento della nostra Regione: purtroppo, gli atti successivi della Giunta Zingaretti dimostreranno il contrario.
Anno 2016 Sulla scia del DM 70 dell’anno precedente, con nota prot. n. 354891 GR/11/48 del 5 luglio 2016, la Regione Lazio comunica al Ministero della Salute e a quello dell’Economia e delle Finanze che, da una ricognizione effettuata, risultano attivi sul territorio regionale n. 13 Punti di Primo Intervento e che la stessa (quindi, LA REGIONE LAZIO!) ne prevede la disattivazione. La disattivazione dovrà avvenire in due fasi: la prima riguardante i PPI presenti in strutture extraospedaliere, la seconda quelli ubicati presso i Presidi Ospedalieri riconvertiti. La Direzione della Salute e politiche sociali il 13 settembre successivo con un’informativa esorta tutti i Direttori generali delle ASL interessate dal provvedimento (Asl Rm2, Rm4, Rm5, Rieti, Viterbo e Latina) a comunicare con cortese sollecitudine le azioni che si intendano intraprendere in merito. L’allora capogruppo in Regione di Forza Italia Antonello Aurigemma, vicepresidente della Commissione di Sanità durante la precedente Legislatura, attacca il Presidente Zingaretti sulla questione: “…Zingaretti si è limitato a portare avanti una politica di tagli, riduzioni di reparti, posti letto e personale, nascondendosi dietro qualche timida giustificazione o con il solito scaricabarile. Quindi, non ci si deve meravigliare se l’unico record raggiunto da questa amministrazione sia l’aumento della mobilità passiva, con sempre più cittadini costretti a recarsi fuori dal Lazio per una prestazione sanitaria” (Il Tempo del 19 settembre 2016).
Anno 2017 Il 5 luglio 2017 con Decreto del Commissario ad Acta n. U00257 la Regione Lazio emana il Documento Tecnico denominato: “Programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018, in conformità agli standard previsti nel DM 70/2015“. Relativamente ai Punti di Primo Intervento sono innanzitutto elencati i presidi attivi sul territorio regionale e viene riportata una tabella di accessi per PPI nell’anno 2015 (l’ultimo di cui erano un anno fa disponibili i dati statistici): vediamo quelli della provincia di Latina:
  • Casa della Salute di Sezze 9.600
  • Cisterna di Latina 13.000
  • Cori (Osp. Comunità) 6.000
  • Priverno 5.200
  • Sabaudia 10.000
  • Gaeta 10.000
  • Minturno 21.000
In ultimo il Decreto dispone in maniera netta e definita che “Al fine di adempiere a quanto previsto dal D.M. n. 70/2015, sono stati condotti specifici incontri con le Aziende sanitarie, che hanno avuto ad oggetto anche la gestione dei rapporti con la comunità locale. Sono stati avviati incontri con le AASSLL finalizzati ad una graduale trasformazione dei PPI. Si prevede in coerenza con quanto disposto dal DM n. 70/2015, la trasformazione dei predetti PPI in postazione “118” medicalizzata. In tale contesto di riconversione potranno essere previsti punti di offerta di assistenza primaria organizzati come presidi ambulatoriali territoriali di medicina generale, nell’ambito di quanto previsto dall’Accordo recepito con DCA 376/2014”. Ma il Decreto del Commissario ad Acta n. 376 del 12 novembre 2014 non contiene misure di chiusura dei presidi di emergenza né misure di restrizione della spesa sanitaria: è solo l’atto di recepimento dell’accordo con i medici di medicina generale, con il quale si riorganizza l’assistenza territoriale e la medicina d’iniziativa, si parla della copertura dell’assistenza territoriale h24, della copertura dell’assistenza di sabato, domenica e festivi, della presa in carico di pazienti con patologie croniche, del governo delle liste d’attesa, dell’appropriatezza della spesa farmaceutica, di indicatori di processo e rendicontazione degli interventi, ma non di chiusura dei PPI. La Programmazione della rete ospedaliera nel biennio 2017-2018, infine, prevede che tale offerta dovrà essere garantita dall’attività dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, attraverso le forme associative dei medici di assistenza primaria e di continuità assistenziale. In tale ambito potranno essere fornite anche prestazioni infermieristiche. Sarà inoltre valutata, sulla base della programmazione aziendale, la possibilità di realizzare ulteriori Case della Salute presso i presidi riportati in tabella. La programmazione della rete ospedaliera sposta l’attenzione dall’emergenza alla medicina generale e all’assistenza infermieristica: i vecchi Pronti Soccorso dei centri minori o più periferici dovrebbero, quindi, evolvere in Ambulatori territoriali atti a seguire il paziente cronico o la riabilitazione del post-acuto (nelle ore diurne possano essere attivi i Presidi Ambulatoriali Territoriali, per i quali offrirebbero il loro servizio di medici di base affiancati da infermieri professionali, mentre nelle ore notturne rimarrebbe a disposizione almeno un’ambulanza con medico a bordo, infermiere e autista soccorritore), mentre le unità di emergenza saranno di pertinenza solo dei maggiori comuni della Provincia: due DEA di I livello (i c.d. spoke secondo i criteri fissati dal DM 70), vale a dire il Presidio Ospedaliero di Latina Sud di Formia e l’Ospedale di Anzio-Nettuno, e quattro Pronti Soccorso, quali quello del Presidio Ospedaliero di Latina centro di Terracina e quello di Fondi (entrambi pubblici), quello della Casa di Cura città di Aprilia e quello dell’Icot (questi ultimi due privati in convenzione con l’SSN), che poi dovranno far riferimento per i casi di maggior complessità (interventi a cuore aperto, interventi di neurochirurgia ecc.) al DEA di II livello del Goretti (hub secondo le definizioni del DM 70). Tutto ciò lo si apprende sempre dal Decreto (REGIONALE!) nr. 256 dello scorso anno contenente la Programmazione regionale della rete ospedaliera 2017-2018. Naturalmente, a 90 gg dal termine ultimo per la chiusura dei PPI, niente del genere è stato organizzato, previsto, individuato, ecc. ecc DALLA REGIONE LAZIO, che adesso tira strumentalmente in ballo il Ministero della Sanità.
Anno 2018 Il capogruppo in Regione del PD Mauro Buschini, il giorno della chiusura del pronto soccorso di Anagni, scrive: “Sui Punti di Primo Intervento, ciò che in questi giorni non si è detto, è che sono regolamentati dal Decreto Ministeriale 70/2015, che parte dalla legge Balduzzi: tale decreto vieta, è bene ribadire a livello nazionale, il mantenimento dei Ppi. La Regione Lazio pur essendo disponibile a tenere aperti i Punti di Primo Intervento, come quello di Anagni, deve applicare una legge dello Stato. Per questo domani, lunedì 16 luglio, in commissione sanità del Consiglio regionale del Lazio, depositerò una risoluzione per chiedere al Ministro della sanità Grillo ed al ministro dell’Economia Tria di apportare le necessarie modifiche al Decreto Ministeriale così da poter mantenere, ad Anagni come in altre città con casi analoghi, il Punto di primo intervento che fornisce un servizio importante per il territorio. Chiederò a tutti i capigruppo di sottoscriverlo e mi aspetto che chi oggi è al governo del Paese metta da parte le polemiche politiche e si adoperi per la risoluzione di questa problematica. Chiederò, altresì, di notificare il presente atto a tutti i parlamentari del Lazio così da portare avanti tutti insieme, in uno spirito collaborativo, una azione che sono certo troverà le risposte adeguate in particolare dal ministro della Sanità Giulia Grillo. Risolviamo i problemi per i cittadini e mettiamo da parte la strumentalizzazione: in questo modo, e non con le polemiche, riusciremo a salvaguardare il nostro territorio. Nessuno si tiri indietro”. In pieno contrasto con le parole di Buschini, proprio in quei giorni nel Veneto del Governatore Luca Zaia viene inaugurato a Cavallino Treporti, centro balneare in Provincia di Venezia con poco più di 13mila residenti, un nuovo Punto di Primo Intervento. Bruschini, a questo punto, avrebbe dovuto spiegarci se la regione Veneto non stia in Italia, come il Lazio, e non debba, quindi, rispettare la legge dello stato che deve rispettare la regione Lazio! O lui (e non solo lui!) ci sta prendendo in giro? Non è che qui chi strumentalizza è proprio lui e chi la pensa come lui? Il 7 agosto la consigliera regionale terracinese del Movimento Stelle Gaia Pernarella presenta un’interrogazione sulla rimodulazione dei Punti Primo Intervento della Regione Lazio rivolta al governatore Zingaretti e all’assessore D’Amato. In essa si chiede: quale sia lo stato di riorganizzazione dei PPI ai fini dell’adempimento delle disposizioni del DM 70 e del DCA del 5 luglio 2017 n.257; se sono previste proroghe alla scadenza del 31 dicembre per la conversione dei PPI in postazioni 118 medicalizzate; se si intenda prorogare e dare pubblicità ai contratti dei medici in servizio presso i PPI della ASL di Latina; se e in quali postazioni 118 medicalizzate sono previsti punti di offerta di assistenza primaria organizzati come presidi ambulatoriali territoriali di medicina generale; se e in quali postazioni 118 medicalizzate sono previste forniture infermieristiche; visti gli ingenti flussi turistici nei mesi estivi nelle località costiere della provincia di Latina come si intende ovviare alle esigenze temporanee durante la fase di riorganizzazione dei PPI. Contro la chiusura dei PPI pontini si esprime anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Latina Giovanni Maria Righetti. Per l’Ordine dei Medici la chiusura dei Punti di Primo Intervento avrebbe senso nelle aree metropolitane, non in un territorio come la Provincia di Latina, caratterizzato da insediamenti di popolazione spesso molto distanti dagli ospedali e con la viabilità che in questo senso non aiuta. A maggior ragione in estate, dove ai residenti si aggiungono i turisti. Basti pensare che nei Punti di Primo Intervento della Provincia di Latina si contano 70 mila accessi l’anno. “Non siamo a conoscenza del modello alternativo di assistenza in caso di chiusura dei PPI, non siamo a conoscenza di una analisi delle conseguenze sulle attività dei Dipartimenti di emergenza urgenza dei presidi ospedalieri di Latina e Formia e dell’ARES 118. Non appena la ASL sarà in grado di fornire tali informazioni, l’Ordine ritiene che debbano essere messe a disposizione dei Sindaci nella sede naturale dove poter pronunciarsi collegialmente e cioè la Conferenza provinciale sulla Sanità” (LatinaQuotidiano.it del 12 agosto 2018). L’Ordine dei Medici, quindi, non si rivolge al Ministero, ma alla Regione e alla Asl.
Durante l’estate e dopo la vicenda di Anagni, che ha visto anche il decesso di una donna, anche i consigli comunali intervengono: vediamo a chi si rivolgono.
SEZZE ROMANO – Il consiglio comunale di Sezze, a luglio, approva un documento dal quale si evince la necessità di potenziare, e non chiudere, il Punto di Primo Intervento e la Casa della Salute e incaricano i consiglieri regionali presenti alla seduta (tra i quali Simeone) di portare alla Pisana e all’attenzione del Governatore Zingaretti il documento. Nel frattempo, gruppi spontanei di cittadini raccolgono migliaia di firme allo scopo di dissuadere il direttore generale dell’ASL di Latina Giorgio Casati dall’adottare quella delibera attuativa del Decreto del Commissario ad Acta (Zingaretti, ndr) 257 che sancirebbe la fine della struttura di Via San Bartolomeo. (NB: il consiglio comunale e i cittadini di Sezze si rivolgono, quindi, alla Regione e alla Asl, non al Ministero!)
SABAUDIA – Nel frattempo, a Sabaudia il consiglio comunale lavora alla redazione di un documento da indirizzare al Ministro della Salute e al Presidente della Regione Lazio finalizzato a scongiurare la disattivazione della struttura di emergenza di Via Conte Verde. Il documento ottiene il consensus del Consiglio comunale il 10 agosto e in esso si diffida il Direttore generale della Asl Giorgio Casati dal dare attuazione al DCA 257. Due settimane dopo il “Comitato per la difesa del PPI”, promosso dall’ex responsabile della Programmazione sanitaria della Regione Lazio nonché ex consigliere comunale Franco Brugnola, deposita 8767 firme presso l’ufficio del protocollo dell’ASL di Latina con lettera di diffida.
GAETA – Il 31 luglio a Gaeta il consiglio comunale in seduta straordinaria alla presenza di Giuseppe Simeone vota una delibera che esorta il Presidente Zingaretti ad annullare qualsiasi azione amministrativa che interrompa l’accesso al PPI.
E A MINTURNO?
Solo a Minturno non si muove nulla, fino a ieri e, adesso, si chiama in causa il Ministero, per qualcosa che è DI COMPETENZA ESCLUSIVAMENTE REGIONALE! Il consiglio comunale di Minturno continua deliberatamente ed impunemente a prendere in giro i cittadini di Minturno e dei comuni limitrofi (il PPI di Minturno non è un problema della sola Minturno).
E fa specie (ma anche no, in effetti) che nessuno dei consiglieri di opposizione abbia ricordato l’iter che, dal 2014, ha portato a questo punto, né abbia avuto il fegato di diffidare tanto il consiglio comunale quanto il consiglio regionale e soprattutto il presidente Zingaretti.
Cari consiglieri di Minturno (in primis il delegato alla sanità, consigliere Esposito), volete la proroga di un anno? CHIEDETELA A ZINGARETTI!
Volete il potenziamento, la riorganizzazione, invece della chiusura, dei PPI? CHIEDETELA A ZINGARETTI!
E smettetela di prenderci in giro!
P.S.
  1. Il 6 settembre, al centro sociale Calabresi di Sezze, il Consigliere regionale del PD Salvatore La Penna afferma che esisterebbero due vie alternative da percorrere: la prima consisterebbe nel chiedere al Ministero della Salute di intervenire modificando o sospendendo gli effetti del DM 70, l’altra via risiederebbe nell’adozione in sede di Consiglio Regionale di una mozione di richiesta di slittamento dei termini per poter riflettere su una riconversione e rimodulazione seria. Ecco, consigliere La Penna, lo faccia, presenti questa mozione, non aspetti il Ministero, si prenda (lei e il PD regionale) tutto il merito di una decisione del genere: MA FATELO (se è quello che, secondo voi, risolve la questione, il che è da vedere!), INVECE DI CINCISCHIARE E CIURLARE NEL MANICO! F A T E L O!
  2. Ho il dovere di sottolineare che, nonostante un intervento prolisso e che non conclude nulla né offre soluzioni, c’è almeno una persona, a Minturno, che riconosce che la questione è di competenza esclusivamente regionale e non ministeriale: questa persona è il sindaco Stefanelli, che in un suo recente intervento afferma che “Il Decreto del Ministero della Sanità n. 70/2015 demanda alle Regioni (ma la mozione approvata dal consiglio comunale di Minturno non afferma che “l’applicazione del decreto è stata ingiustificatamente sollecitata più volte alla Regione Lazio dallo stesso Ministero della Sanità”? ndr ) un piano per la scomparsa progressiva dei Punti di Primo Intervento, gli Enti regionali (con Decreto del Commissario ad acta della Sanità e nota 354891 G.R. 11/8 del 05.07.2016), a loro volta, assegnano alle Direzioni delle Aziende Sanitarie il percorso di disattivazione delle strutture denominate PPI. Fino ad oggi la Regione Lazio non ha introdotto misure adeguate, idonee a favorire il predetto processo propugnato dal Decreto Ministeriale, ma ciò non può alimentare la solita strumentalizzazione politica o favorire la ripresa del ben noto “refrain” della “Regione matrigna”. A queste parole, che riconoscono che la competenza è esclusivamente regionale e che la regione finora ha dormito beatamente, si può rispondere solo che chi chiede alla regione di fare semplicemente il proprio dovere non sta strumentalizzando un bel nulla, ma, almeno, il sindaco è intellettualmente più onesto del delegato alla sanità del suo stesso partito e comune, il consigliere Esposito, nonché del consigliere La Penna.
  3. Come si legge nella foto, alcuni gruppi di cittadini, tra i quali il Circolo Mandolesi di Gaeta, i meetup di Gaeta e Minturno e Casa Pound di Gaeta e Minturno, hanno indetto per sabato 13 ottobre pomeriggio a Gaeta una mobilitazione cittadina a tutela dei 2 PPI sud-pontini: la manifestazione è assolutamente apolitica, i cittadini sono invitati ad intervenire indossando una maglietta bianca, senza bandiere e senza simboli di sorta.
  4. Un intervento ancora più lungo e dettagliato, di Emanuele Coletti, che parla anche delle altre strutture ospedaliere della provincia, va segnalato qui, per chi vuole ulteriormente approfondire: https://latinatu.it/ppi-sette-punti-della-discordia-nella-sanita-pontina/