Carta della Partecipazione, una proposta

Carta della Partecipazione, una proposta

Durante l’ultima campagna elettorale si è parlato molto di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, ma attualmente, a parte l’iniziativa in un paio di occasioni, della Giunta Itinerante, nulla è stato messo in atto per una reale partecipazione della cittadinanza.

Anche la Giunta Itinerante, in fondo, serve a portare la politica e l’amministrazione tra i cittadini, che rimangono spettatori, e non i cittadini nelle istituzioni, cosa che li farebbe diventare protagonisti.
La partecipazione del cittadino alla vita della sua comunità civica, invece, è un principio che discende direttamente dal diritto di sovranità popolare e dal diritto di cittadinanza previsti nella Costituzione Italiana (in particolare art. 118 ultimo comma), e confermati in Europa, tramite il Libro bianco della Governance, la Convenzione di Aarhus, la Carta europea dei diritti dell’uomo nella città e da altri atti, senza dimenticare, in ultimo, diversi statuti e leggi regionali.

 
Perché un percorso partecipativo produca buoni frutti è importante che i promotori e la comunità di riferimento siano sensibilizzati alla cultura della partecipazione e siano affiancati da esperti competenti, e, naturalmente, è indispensabile che gli esiti dei processi partecipativi siano riconosciuti dalle istituzioni competenti come parti integranti dei procedimenti di formazione delle scelte pubbliche e siano tradotti in provvedimenti normativi e amministrativi o in pratiche di cittadinanza attiva condivise.

 
Partendo da queste premesse, riteniamo necessario che il nostro comune adotti una Carta della Partecipazione che promuova i principi di cooperazione (un processo partecipativo coinvolge positivamente le attività di singoli, gruppi e istituzioni verso il bene comune, promuovendo la cooperazione fra le parti), di fiducia (un processo partecipativo crea relazioni eque e sincere tra i partecipanti promuovendo un clima di rispetto degli impegni presi e delle regole condivise), di informazione (un processo partecipativo mette a disposizione di tutti i partecipanti, in forma semplice, trasparente e comprensibile ogni informazione e la comunità interessata viene tempestivamente informata del processo, dei suoi obiettivi e degli esiti), di inclusione (un processo partecipativo si basa sull’ascolto attivo e pone attenzione all’inclusione di qualsiasi individuo, singolo o in gruppo), di efficacia (le opinioni e i saperi dei cittadini migliorano la qualità delle scelte pubbliche, coinvolgendo i partecipanti nell’analisi delle problematiche, nella soluzione di problemi, nell’assunzione di decisioni e nella loro realizzazione), di interazione costruttiva (un processo partecipativo non si riduce a una sommatoria di opinioni personali o al conteggio di singole preferenze, ma fa invece uso di metodologie che promuovono e facilitano il dialogo), di equità (un processo partecipativo assicura la valorizzazione di tutte le opinioni), di armonia e riconciliazione (un processo partecipativo mette in campo attività e strategie tese ad evitare di incrementare e sfruttare divisioni all’interno di una comunità), del render conto (un processo partecipativo in ogni fase rende pubblici i suoi risultati e argomenta pubblicamente con trasparenza le scelte di accoglimento o non accoglimento delle proposte emerse), di valutazione (i processi partecipativi devono essere valutati con adeguate metodologie).

 

Da quanto sopra, è evidente che la Carta della Partecipazione ha lo scopo di accrescere la cultura della partecipazione e sviluppare linguaggi e valori comuni. Chi adotta questa Carta si impegna a rispettarne i principi e a diffonderla presso tutti coloro che desiderano avviare processi partecipativi o iniziative di partecipazione civica: cittadini e loro rappresentanti, esponenti del mondo della scuola e della ricerca, funzionari e rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, consulenti e professionisti che operano nei vari settori, esponenti di organizzazioni, ecc. e si impegna anche a praticare con coerenza i principi della carta per risolvere, qualora si presentassero, criticità e conflitti all’interno della propria organizzazione o nei confronti di altri soggetti.
La Carta della Partecipazione e il relativo regolamento del nostro comune dovranno, quindi, prevedere gli istituti della partecipazione che si intendano attuare nel nostro comune… e gli istituti della partecipazione sono tanti: il bilancio partecipativo (o il bilancio partecipato, perchè, come abbiamo spiegato in uno degli incontri durante la nostra campagna elettorale, non sono la stessa cosa), il referendum consultivo e il referendum propositivo di iniziativa popolare, il consiglio comunale aperto, le istanze, le petizioni e le proposte di deliberazione di iniziativa popolare, i progetti urbani partecipati per l’urbanistica (sì, sembra strano, ma può esserci partecipazione anche su un tema specifico, come l’urbanistica), le Consulte Cittadine (dei quartieri, dello sport, delle pari opportunità), ecc. ecc., premettendo quelli che sono i principi della partecipazione, che possono assicurare un processo partecipativo di qualità, elencati poco sopra.
Tra i promotori dell’iniziativa, a livello nazionale, ci sono diverse realtà (AIP2 – Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica, IAF – International Association of Facilitators, Cittadinanzattiva onlus e altri), che potrebbero essere contattate dell’amministrazione per definire una Carta della Partecipazione da adottare nel nostro Comune.

La nostra è una proposta formale, che può essere integrata, su richiesta dell’amministrazione, da una bozza di Carta della Partecipazione e di regolamento per gli istituti di partecipazione, per la quale aspettiamo una risposta formale.

di Lara Capuano



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